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lunedì 16 maggio 2011

Google apre Music, le major chiudono LimeWire

Google in concomitanza con l'annuncio del suo sitema operativo Chrome OS ha lanciato anche un nuovo servizio per poter ascoltare la propria musica ovunque.
E come si fa ad avere le canzoni preferite sempre disponibili? Caricandole nello spazio che Google offre ai sottoscrittori del servizio. Così basta essere online, indipendentemente dal dispositivo, per ascoltare la musica che si è caricata on the cloud. E quando non si è collegati in rete c'è una cache locale sul pc (o smartphone/tablet)
In questo l'approccio è lo stesso usato da Amazon per il suo servizio Cloud Drive.
Per il momemento Google Music è in beta solo per gli USA

Al momento però Google ha lanciato questo servizio senza ottenere un riconoscimento da parte delle major del disco, che non vedono di buon occhio l'iniziativa.

E qui ci sta bene la notizia che il creatore di LimeWire, il client p2p in passato molto usato, ha raggiunto un accordo extragiudiziario con le major per chiudere il processo a lui intentato: pagherà 105 milioni di dollari per aver favorito lo scambio illegale di musica. Nei mesi scorsi il sito aveva già definitivamente chiuso i battenti.

Come cambiano le cose: 10 anni fa degli sconosciuti (vedi anche Napster) hanno inventato dei sistemi per rendere ubiqua la musica e ne hanno pagato le conseguenze. Oggi i big del web possono permettersi di ignorare le major per offrire un servizio che virtualizza la nostra collezione musicale.

Fonti: PC prof, Post, Fact.

venerdì 24 dicembre 2010

Confusione sull'antipirateria

Negli ultimi giorni sono arrivate notizie un po' contrastanti da diverse parti del mondo su come affrontare la pirateria musicale. In attesa di conoscere come il problema sarà affrontato in Italia dall'AGCOM vediamo un po' che succede all'estero.

La Paramount ha finalmente capito che attaccare gli utenti del p2p non paga, anche perché sono loro i maggiori acquirenti di contenuti originali o di biglietti del cinema. Meglio dunque concentrarsi su chi cerca di lucrare sulla diffusione illegale di contenuti.

A conferma della nuova strategia ecco l'annuncio che RIAA vuole raggiungere un accordo con Mastercard per bloccare i pagamenti a Megaupload. Tu ospiti sui server contenuti protetti da copyright? E io ti blocco i pagamenti. Non male come idea ;)

In UK la BPI spinge per l'attuazione delle misure antipirateria contro i singoli utenti avendo rilevato un ulteriore incremento dei download illegali.

Il Congresso spagnolo ha invece bocciato il testo di legge che avrebbe portato alla chiusura di tutti i siti che ospitano contenuti protetti da copyright.

Insomma, regna la confusione su come affrontare il problema. Io continuo a consigliare di investire nei servizi che vanno incontro alle esigenze degli utenti.
E ricordo a tutti che ci sono tanti siti dove acquistare musica a prezzi molto convenienti, quindi non dite che scaricate perché i cd costano troppo ;)

mercoledì 13 gennaio 2010

La SIAE è favorevole a spiare gli utenti

Riporto questa news bloggata da Quintarelli
Il pensiero va subito al caso Peppermint, già trattato su questo blog

(ANSA) - ROMA, 13 GEN - Se il tribunale di Roma accoglierà le richieste della Fapav, fatte proprie dalla Siae, “si aprirà un agevole solco processuale che sarà seguito certamente da tutti gli enti tutori del diritto d’autore contro i grandi utilizzatori delle opere non accorti alla tutela dei diritti patrimoniali degli autori. Io mi auguro però che non si giunga ad una decisione giudiziale, ma che il buon senso induca gli attuali contendenti a sedersi intorno ad un tavolo comune per trovare una soluzione in grado di contemperare equamente i rispettivi interessi”. Lo nota il presidente della Siae Giorgio Assumma, che commenta la richiesta della Federazione Antipirateria (Fapav) la quale - con un procedimento su cui secondo quanto riporta oggi il Sole24 ore il Tribunale di Roma dovrà decidere venerdì - chiede a Telecom di fornire i nomi di chi scarica illegalmente, di oscurare l’accesso a siti famosi del peer to peer e anche di avvisare i pirati durante le loro scorrerie. Richieste che la Telecom, citando norme europee, respinge accusando a sua volta la Fapav di aver utilizzato programmi spia per monitorare i dowload illegali, violando la privacy degli utenti.

Mi trovo d'accordo con le domande che si pone Quintarelli
non vorrebbero anche gli indirizzi di casa?
chi fa l'elenco e decide quali sono i "siti famosi del peer to peer"?
come si fa ad "oscurarli"?
come fare ad avvisare "durante le scorrerie"? mandando un messo?
Quanto ci metterà il Garante della Privacy ad intervenire?
Infine: il Presidente della SIAE starà commettendo qualche illecito facendo apologia di chi spia illegalmente? :)

E' legittimo difendere nelle sedi competenti, secondo le leggi vigenti, i propri interessi.

giovedì 19 novembre 2009

In Corea il '3 botte e via' non funziona

Bell'articolo di Paolo Brini su cosa sta succedendo in Corea del Sud dopo l'introduzione della legge del cosiddetto '3 botte e via', cioè della disconnessione dalla rete di chi viene beccato per 3 volte a infrangere il copyright via web. La legge prevede inoltre il carcere per chi uploada contenuti protetti dal copyright (carcere!!).

Risulatato: i coreani scaricano come e più di prima, mentre per evitare problemi con gli upload Youtube ha chiuso i server sudcoreani. Si stima che i magistrati abbiano circa 65mila accuse di violazione della legge da gestire, cioè 65mila persone che se ritenute colpevoli andrebbero in carcere. Ma il bello è che le statistiche indicano in 8 milioni i coreani che scaricano fregandosene della legge. Mi sembra dura metterli tutti dentro.
Ecco allora che i detentori dei diritti ne pensano di nuove, per esempio imporre un filtro ai server che ospitanno contenuti o che gestiscono il p2p. Direi misura inutile bloccare i server, quando la struttura è distribuita.

Il messaggio però è che se le misure fin qui adottate sono inefficaci a contrastare la pirateria allora si deve calcare la mano. Dobbaimo aspettarci una internet gestita dalle major dove si potrà fare solo quello che dicono loro?
Siamo sempre in attesa di vedere i boss di queste multinazionali smettere di fare finta di non capire che il business è cambiato. Mi dà l'idea che siano dei finti tonti, altrimenti come si spiegano gli aumenti di ricavi come quelli di Sony Pictures che riporta il Quinta?

martedì 3 novembre 2009

Illegal downloaders spend the most on music

"People who illegally download music from the internet also spend more money on music than anyone else".
Quello che emerge da una inchiesta fatta in UK su un campione di 1000 persone fra i 16 e i 50 anni è che la circolazione di musica illegale sul web e sulle reti p2p favorisce l'acquisto di musica legale.
L'inchiesta rivela che il 10% degli intervistati scarica musica illegale, ma questi stessi 'pirati' sependono il in 75% più dell'utente medio inglese (77 pound contro 44).

Questa evidenza si ritrova sempre più spesso negli studi fatti negli ultimi anni. Io sono concorde, mi sembra che il web dia la possibilità di ascoltare e scoprire molta più musica rispetto al decennio precedente, così gli appassionati sono più stimolati a comprare quello che di valido sono riusciti a trovare ed ascoltare.

I commenti in proposito sono però discordi.
C'è chi non ritiene affidabile il campione di 1000 interviste. Chi sostiene che il download illegale è reato e non si deve fare a priori. Chi ritiene le battaglie delle Major contro il p2p un tirarsi la zappa sui piedi. Chi difende il copyright e gli artisti. Chi considera il prezzo dei cd troppo alto (io le ultime uscite le pago 11€ consegnate a casa e poi c'è iTunes).
Ognuno dice la sua, voi che dite?

Nell'intervista viene anche chiesto a chi scarica illegalmente come si comporterà di fronte all'iniziativa del governo britannico di disconettere chi viene beccato (3 botte e via). Il 61% dichiara di voler smettere di scaricare di fronte a questa eventualità.

via LDB

mercoledì 2 settembre 2009

Altri dati confermano: chi usa il p2p compra più musica

Quintarelli segnala questo post su Telcoeye che presenta uno studio di Frank N. Magid Associates (fonte qua) in base al quale gli utenti di Vuze (un client BitTorrent) spendono più soldi nei media tradizionali e nell'entertainment.

Nel grafico a fianco (riguardante gli acquisti di elettronica) notare come gli utilizzatori di Vuze siano molto più propensi a spendere per comprarsi un bell'impianto con TV e Home theater o media-centre PC.

Ma non solo, dallo studio si evince che vanno al cinema il 34% delle volte in più, comprano il 34% di DVD in più, affittano il 24% di film in più rispetto agli altri utenti internet.

Il p2p fa così male come vogliono farci credere?

mercoledì 22 luglio 2009

Siae promuove Legal Bay

Non può mancare su queste pagine un breve commento alla notizia di qualche giorno fa che la SIAE sarebbe intenzionata a lanciare un servizio di download legale.

Sta scritto sul sito ufficiale.
"La Società Italiana Autori Editori ha elaborato un progetto denominato “Legal Bay”, per il lancio nazionale di un servizio destinato a tutti gli utenti italiani che consentirà di scaricare contenuti digitali audio video in modo sicuro e di grande qualità, offrendo un’alternativa legale ed economicamente sostenibile al downloading e al file sharing illegale."

Cosa si nasconde dietro questo progetto annunciato in scia al processo contro Pirate Bay?
Esistono già dei servizi di download legale, mai sentito parlare di iTunes o Beatport?
Forse si vuole promuovere un serivizio flat per cui paghi un tot al mese e scarichi quanto vuoi. Bisogna capire quanto si paga e cosa si trova. Non vorrei fosse un tentativo per far passare l'idea che tutti dovrebbero pagare una tassa alla SIAE sulla connessione internet perché tanto tutti scaricano illegalmente (una specie di equo compenso).
Di sicuro è una sparata pubblicitaria tanto per ricordare che ci sono i pirati da combattere.

Again and again and again ....
Si deve riformare il concetto di copyright, il mondo è cambiato e la SIAE vive in un mondo anacronistico.

mercoledì 18 febbraio 2009

La pirateria non è un problema

Molto interessante l'articolo firmato da Leonardo Maccari su PI riguardo il presunto danno della pirateria all'industria musicale in particolare e dell'intrattenimento in generale.
Andando a leggere i dati riportati nella ricerca "L'industria della comunicazione in Italia" si nota che nel complesso i ricavi sono sempre aumentati negli ultimi anni (quasi raddoppiati fra 96 e 2006). Nonostante il download illegale.

Ci sono però luci e ombre. Se i videogiochi sono diventati una parte importante e i mobile content sono esplosi, la musica è leggermente calata.
In pratica i nuovi media hanno sottratto quote ai dischi.
Per quanto rigurda i video, cinema e homevideo mantengono le posizioni mentre la pay tv è il nuovo protagonista (ricordo che tutti i dati si riferiscono all'Italia).

Quindi nonostante le continue denunce di pirateria da parte delle major o il fatto che l'Italia sia il paese con più pirati, l'industria del divertimento guadagna sempre più. Se consideriamo il cinema, non si capiscono proprio uscite come quella di Luc Besson, che accusa host, provider, Google e inserzionisti di lucrare sulla pirateria: quanto guadagnano in più dalle pay tv che prima non esistevano?

Riguardo al danno causato da chi scarica illegalmente, in questa intervista Giandomenico Celata (docente della Sapienza) afferma che solo nel 20% dei casi il downloading illegale provoca un mancato acquisto; che la maggior parte dell'illegalità è in aree dove il mercato legale non arriva (Cina per esempio); che la vendita di DVD agli angoli delle strade è molto diffusa; che vengono rubati i master dei film prima ancora dell’uscita nelle sale.
E, come già scritto sul blog, la pirateria online per una parte sottrae acquirenti ma, dall’altro, ha un effetto promozionale.


PS: questo blog non è schierato dalla parte dei pirati, ma vuole promuovere la musica e invita ad acquistare quella che più vi piace - elettronica spero ;)

martedì 21 ottobre 2008

I download legali superano i pirati

Secondo un'indagine statistica condotta da EMR in UK risulta che il numero di persone che scaricano musica dai siti autorizzati a pagamento è addirittura superiore al numero di persone che scaricano musica illegalmente (p2p & c).
Lo scarto è veramente esiguo, 51% contro 49%, ma è la prima volta che emerge tale risultato. Molto probabilmente è dovuto al fatto che in UK gli ISP sono autorizzati a bannare chi viola le regole. Infatti il 70% degli intervistati dice che smetterebbe subito le attività pirata se dovesse ricevere una diffida dal suo ISP.
Ma da non sottovalutare anche l'entrata sul mercato di nuove offerte di musica DRM free come Play.com e 7Digital. Più possibilità ci sono di trovare in rete musica legale (e più concorrenza c'è) maggiore è l'incentivo a pagare per scaricare musica.

Altri dati interessanti.
Il 29% ammette di usare il filesharing.
Il 70% non scarica dai siti legali perchè non hanno la stessa offerta di quelli pirata.
Il 64% è disposto a pagare se trovasse i contenuti richiesti.
Solo il 33% sa cosa significa DRM.

Quando la facciamo un'indagine simile in Italia?

mercoledì 6 agosto 2008

I pirati fanno bene alla musica

Apprendo grazie a Cabal (via la stampa) di uno studio pubblicato dal Financial Times in cui si conclude che la diffusione illegale della musica sul web si traduce in vantaggi per gli artisti.
Infatti più un brano viene scaricato via Torrent o altre forme di p2p, più concorre alla diffusione dello stesso, una specie di pubblicità subliminale che si traduce in maggiori vendite di cd e in maggior partecipazione ai concerti.
Quindi l'equazione pirati=morte della musica non è stata verificata.
Anzi vale più il contrario. Non per niente diversi artisti anche molto famosi si lanciano in iniziative qauli la distribuzione gratuita di brani come promozine degli album.
Al contrario le major puntano tutto sul bloccare la distribuzione incontrollata su internet, proprio perché la perdita del suo controllo significa perdere il proprio business.

Io continuo a ribadire la mia idea che internet è un mezzo per farsi conoscere. Se sei bravo vieni premiato, anche senza major di mezzo.

mercoledì 2 aprile 2008

Virgin Media contro il p2p illegale

Virgin Media, uno dei più grandi ISP inglesi, ha deciso di adottare la politica definita 'three strike policy' nei confronti di chi scarica materiale protetto da copyright.
In pratica se beccano qualcuno a scaricare gli mandano un primo avviso, la seconda volta gli sospendono temporaneamente la connessione, la terza lo disconnettono definitivamente.
Ma il bello è che le segnalazioni di chi scarica illegalemente arriveranno dal BPI, l'organismo inglese che rappresenta le major. Cioé saranno i titolari dei diritti a indagare su chi scarica e segnalarlo all'ISP per farlo disconnettere.
La situazione è simile al caso Peppermint avvenuto in Italia, dove si è deciso che la pratica di controllare gli utenti su internet è illegale.
Si stanno così creando condizioni diverse nei vari paesi. Anche in Giappone si è introdotta la stessa politica di avviso e disconnessione, in Norvegia invece gli ISP si sono opposti alla richiesta della MPAA (l'associazione dei produttori cinematografici americani) di fornire i nomi di chi ha scaricato illegalmente materiale coperto da copyright.

Via Punto Infromatico

giovedì 13 marzo 2008

Il Garante conferma: illecito spiare

L'ultima parola è stata detta sul caso Peppermint.
Finalmente il Garante si è espresso in merito giudicando illecita l'azione compiuta dalla Logistep, società svizzera incaricata dalla Peppermint Jam di scovare utenti di reti p2p che scaricavano musica di cui detiene i diritti.
Qui trovate il comunicato ufficiale del Garante della Privacy: "Le società private non possono svolgere attività di monitoraggio sistematico per individuare gli utenti che si scambiano file musicali o giochi su Internet."
Questo non significa che si possono scambiare file musicali protetti da copyright, la condivisione di questi contenuti è illegale.
Allo stesso modo è illegale scandagliare la rete alla ricerca di potenziali violatori del copyright.
Fine.

sabato 2 febbraio 2008

L'indirizzo IP è info personale?

Apprendo da p2pnet che la famosa società svizzera Logistep - che ha collaborato con la Peppermint Jam per individuare chi ha scaricato i brani proprietà dell'etichetta tedesca partendo dall'indirizzo IP e ha chiesto agli italiani così individuati circa 300 euro per non portarli in tribunale - avrebbe violato le leggi sulle telecominicazioni della Confederazione Elvetica.
"But now it’s in trouble with Swiss authorities for allegedly violating the country’s telecommunication law."
Forse proporsi come i migliori spioni del web non ha ottenuto l'effetto desiderato ...

domenica 23 dicembre 2007

Diritti d'autore e distribuzione musicale

Prendo spunto da due articoli pubblicati recentemente in rete per tornare su argomenti già trattati sul blog che mi interesasno particolarmente. Il diritto d'autore di cui parla PI e le nuove strategie di ditribuzione musicale di cui parla Stacktrace.

Su Punto Informatico si commenta la lettera di Mazza (presidente FIMI) a Rutelli. Mazza si richiama al Made in Italy per sollevare perplessità su possibili azioni del governo che mirino a cambiare la legge sul diritto d'autore. Nel caso in cui in Italia si facesse una legge più libertaria rispetto agli altri paesi ci troveremmo svantaggiati nel difendere i nostri prodotti.
Quale sarebbe la strategia per difendere la musica italiana? Non ne parla ovviamente. Però invita ad essere più severi nei confronti dei pirati, senza chiarire se pirata è un privato che scarica qualche canzone o chi mette in vendita migliaia di cd taroccati.
Mazza afferma che si tende a non dar peso al fenomeno del download illegale viste anche le uscite di alcuni parlamentari. Di sicuro non è scusabile, ma non è certo affidando alle major il compito di scovare i pirati che si debellano (vedi proposta di Sarkozy).
Ma gli artisti italiani sono così in crisi? Cosa se ne fanno di tutti i soldi raccolti dalla SIAE? E dell'equo compenso che equo non è se sui CD metto le mie foto fatte in vacanza? E dei fondi destinati al cinema (ad esempio) per produzioni che non si sentono neanche nominare?
E tutti i soldi delle suonerie per telefonini?
Mi sembra che come al solito di fronte all'incapacità di innovarsi si tenti di difendere strenuamente la posizione acquisita senza pensare al futuro.

E qui mi collego all'articolo di Stacktrace che illustra quali sono i nuovi modelli di distribuzione discografica e si domanda quali saranno vincenti.
Con la diffusione di internet si è passati dalla distribuzione fisica (vinile, cassetta, cd) a quella digitale. Dando per scontato che cd e vinili resteranno un prodotto per soli appassionati, la partita si gioca on-line. Infatti sul web si possono proporre tipologie di acquisto nuove. Eliminare i costi di distribuzione riducendo il prezzo per l'utente. Vendere le tracce di un album separatamente. Dare la possibilità di ascoltare prima di acquistare.
Ci sono anche svantaggi per l'utente. La qualità è inferiore. Non si hanno gli extra del supporto fisico (vedi booklet anche se sono sempre più scarni). E hai il limite di non poter duplicare il brano e ascoltarlo sul pc, sul lettore portatile, in auto, dove vuoi per via del DRM.
Come si fa allora a conquistare il mercato? iTunes è per ora leader ma nuovi player si affacciano proponendo lo stesso tipo di business (Amazon e presto Nokia): accordi con le major, prezzi fissi tutti uguali e nessuno si calpesta i piedi.
Ci sono i siti alternativi; non quelli russi che non rispettano le regole, ma per esempio eMusic che fa pagare un forfait per scaricare un numero fisso di canzoni al mese. Oppure Magnatunes che parte da un minimo di 5$ ad album ma lascia libertà di offrire di più (tipo Radiohead). Ne risulta che la media è di 8$. Ancora più alternativo Amie Street che fa partire i brani da zero per poi farli aumentare via via che aumenta il numero di download. In questo caso viene premiato che punta sulle novità (e questo mi piace).
Qual è il limite per questi siti? Secondo me se non hai un vasto catalogo di brani di autori famosi che ti garantisce delle entrate fisse fai fatica a restare in piedi. Non è detto però che con il diffondersi della rete cambi il modo di far arrivare le novità musicali alle orecchie di tutti e quindi si aprano porte nuove. Al momento gli appassionati la musica se la vanno a cercare, ma con internet è più facile perciò mi auguro che diventi lo strumento principale di promozione e di riflesso possa favorire i modelli di distribuzione più all'avanguardia (senza dimenticare gli amanti del supporto fisico come me).

lunedì 17 settembre 2007

Piratati i segreti anti-pirati

Leggo oggi su PI che sono online una gran mole di informazioni sulle strategie e sulle azioni condotte da MediaDefender, la società che dovrebbe difendere i diritti dei detentori del copyright (leggi major).
Si può infatti scaricare un malloppone dei quasi 7000 mail interne a MediaDefender in cui sono probabilmente contenuti anche dati sensibili degli utenti dei programmi p2p, oltre alle soluzioni tecniche per ricavare questi dati.
La pubblicazione pirata delle mail si deve ai MediaDefender-Defenders :) che giustificano la loro azione al fine di garantire la privacy e l'integrità personale degli utenti.

Chi la fa l'aspetti!

giovedì 26 luglio 2007

Siti illegali per distribuire musica legale

Per completare il post precedente, un'altra bella notizia sul tema p2p. L'etichetta indipendente svedese Labrador ha deciso di potenziare la distribuzione del suo sampler sfruttando The Pirate Bay, il sito che indicizza file torrent indicato come la patria dell'illegalità dalle major americane.
Non c'è molto da aggiungere: per acquisire visibilità, raggiungere un numero maggiore di potenziali clienti, farsi conoscere, una etichetta decide non solo di rendere disponibile gratis le sue ultime novità, ma di sfruttare il sito più conosciuto per i download per diffonderle.
Mossa intelligente dato che facendo da battistrada avrà grande visibilità. Qualcuno ha deciso di scaricarsi il sample?

Playlist delle radio basate sul p2p

Grazie a PI leggo sul Wall Street Journal di una indagine condotta fra le radio d'oltreocenano per capire quali siano i brani più scaricati e in base alle classifiche di download stilare le playlist radiofoniche.
Il punto è che la classifica è stilata non solo contando i download legali ma anche quelli illegali!
Se infatti si parte dall'idea che i brani più ricercati in internet siano anche quelli che il pubblico è più desideroso di ascoltare in radio, allora è giusto contare tutti i download, anche quelli realizzati su reti p2p. Conoscendo i gusti del pubblico si può proporre una playlist che attiri gli ascoltatori e di conseguenza gli inserzionisti: non sono mica scemi questi.
Si ritorna un po' al post della settimana scorsa, in cui illustravo i motivi dell'utilizzao del file sharing. C'è voglia di qualcosa di nuovo, non solo quello che propongono le radio. Il p2p offre una possibilità e qualcuno si sta accorgendo di come questa tendenza non sia trascurabile.

venerdì 20 luglio 2007

La Corte Europea protegge l'identità di chi usa il p2p

Importante update riguardo le vicende simil Peppermint: sul Times compare una dichiarazione dell'avvocato generale Juliane Kokott la quale afferma
'Copyright groups may not be able to demand that telecom companies hand over the details of people they suspect of swapping illegal music downloads'.
Non si possono chiedere alle compagnie telefoniche i dati personali di chi condivide/scarica musica. Speriamo che questo concetto, legato a una sentenza spagnola che vedeva coinvolta Telefonica, passi anche in Italia.

mercoledì 18 luglio 2007

Perchè si usa il p2p?

Grazie al blog di Tessarolo sono venuto a conoscenza di questa ricerca realizzata negli USA da eMarketer nella quale si è chiesto agli utenti il motivo per cui utilizzano sistemi di sharing.
Ed ecco le risposte:
21% perchè la ricerca dei contenuti è più facile su reti p2p che su internet
17% per trovare singoli brani senza dover scaricvare l'intero album
13% per trovare brani rari
13% per ascoltare un album prima di comprarlo
Ma quanti hanno detto che lo usano per scaricare gratis?? 21%
Inoltre un bel 75% sarebbe disposto a sorbirsi della pubblicità in cambio di download gratis e il 60% darebbe informazioni personali in cambio di musica gratis.
Altri dati interessanti: cosa si usa per scaricare musica? Se nel 2003 il 70% si affidava a siti illegali o p2p e solo il 37% a siti legali, nel 2005 i siti legali battonno il p2p 57 a 38.

Io devo ammette che talvolta è dura trovare in negozio quello che vorrei acquistare e scaricare è più facile (o più economico) che comprare all'estero. Di sicuro la rete offre un sacco di possibilità per scoprire e ascoltare musica nuova: streaming radio, siti come myspace e senza dubbio il p2p. Senza questi mezzi non avrei lo stesso sprone a comprare.

Sono graditi commenti su come usate il p2p.

Peppermint Stop

Come si può leggere su PI e su SantaPepper il Tribunale di Roma ha respinto il ricorso della Peppermint Jam con il quale chiedeva i nomi degli utenti di programmi p2p che, in base ai dati raccolti dalla Logistep, avrebbero condiviso brani di cui detiene la licenza.
E' bene sottolineare che questo provvedimento riguarda solo le nuove richieste, ma lascia immutata la situazone per chi aveva già ricevuto la lettera di invito a pagare per sistemare le cose. In precedenza infatti il Tribunale di Roma aveva autorizzato a fornire i nomi degli utenti legati agli indirizzi IP intercettati.
Sembra quindi che non sia ammesso scandagliare la rete alla ricerca di ladri di musica, spiando non solo loro ma anche tutti coloro che operano legalmente e raccogliendo informazioni in barba alla privacy.
La questione cmq non è chiusa, staremo a vedere.