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lunedì 17 agosto 2015

Cosa succede a Soundcloud?


Conoscete tutti Soundcloud la (ormai ex) start-up tedesca che permette a migliaia di dj e produttori di condividere la propria musica e a noi di ascoltarla in streaming.

Quello che per molto tempo è stato evidenziato come principale problema della società è la sua profittabilità, cioè quanto riesce ad incassare dal suo business.
Infatti per quanto sia molto conosciuto, utilizzato ed apprezzato il servizio non genera introiti sufficienti, soprattutto a pagare i diritti alle case discografiche.
In un momento in cui i servizi di streaming sono in forte sviluppo (da Spotify ad Apple e Tidal) non si può rimanere fuori e si deve trovare un modo per guadagnare e un accordo con le major. Per questo si era parlato di abbonamenti e limitazioni d'uso.

Fatto sta che negli ultimi giorni si è avuta notizia (vedi qui e qui) di sospensioni di account, sia di magazine e blog (che fanno grande uso di Soundcloud) sia di produttori che hanno i diritti sui brani di cui fanno upload. Si vocifera che i provvedimenti siano stati caldeggiati da Sony.
La stessa Sony aveva invitato i suoi artisti ad abbandonare Soundcloud, mentre la Warner era giunta ad un accordo nei mesi scorsi, seguita da Merlin (che rappresenta i diritti di molte label indipendenti).
Di oggi la news di un accordo anche con Universal.

Speriamo che a breve Soundcloud arrivi a una stabilità economica che le permetta di continuare a fornire il suo bel servizio di cui anche il titolare di questo blog fa buon uso!

sabato 20 ottobre 2012

Record shopping in London

Come ogni volta che passo a Londra scatta il paragone fra come sono i negozi di dischi oggi e com'erano negli anni scorsi.
Discorso che s'inquadra nella generale evoluzione del mercato discografico e la sua transizione al digitale, ma la situazione di Londra merita un post dedicato.
Chi non conosce i negozi specializzati troverà ancora sconfinata l'offerta dei grandi magazzini come HMV che sono posizionati in luoghi turistici. Peccato che via via questi mega store siano sempre meno (Tower Records ha chiuso anni fa, Virgin pure e anche chi l'aveva rilevata) ma soprattutto è cambiata la tipologia di offerta. Infatti film e dvd hanno assunto un peso sempre maggiore ed ora dove anni fa c'erano distese di vinile ora ci sono videogames.
Ciò non toglie che in questi store si trovano molte offerte e in generale il prezzo dei cd è inferore all'Italia. Una volta passata la novità il prezzo può scendere fino a soli 5 pound, un terzo del prezzo italiano.
Presente anche una buona scelta di vinile, tante ristampe, tanto rock, le novità e quasi zero elettronica. Prezzo fuori portata (viaggiamo sui 20 pound).
Se cercate dance/electro potete trovare un po' di novità non troppo ricercate e rimpinguare il vostro catalogo con vecchi successi in offerta.
Passando invece ai negozi specializzati (Phonica, Black Market, Rough Trade...) non c'è dubbio che abbiano una scelta molto migliore, ma dei prezzi meno abbordabili. Se volete la rarità o il vinile del vostro producer preferito, siete nel posto giusto, ovviamente se non è andato esaurito.
Se cercate promo delle prossime uscite sarà dura trovarlo, il digitale vince.
Che fine hanno fatto i negozi dove trovare le chicche o le offertone?
Via via sono spariti, ma per esempio a pochi metri dalla fermata metro di Notting Hill ce n'è ancora uno, visitatelo.
Insomma se vi piace toccare con mano qualche speranza c'è ancora, se vi siete convertiti allo shopping online o al digitale, la scelta è migliore.
Ma l'esperienza deludente.

lunedì 16 maggio 2011

Google apre Music, le major chiudono LimeWire

Google in concomitanza con l'annuncio del suo sitema operativo Chrome OS ha lanciato anche un nuovo servizio per poter ascoltare la propria musica ovunque.
E come si fa ad avere le canzoni preferite sempre disponibili? Caricandole nello spazio che Google offre ai sottoscrittori del servizio. Così basta essere online, indipendentemente dal dispositivo, per ascoltare la musica che si è caricata on the cloud. E quando non si è collegati in rete c'è una cache locale sul pc (o smartphone/tablet)
In questo l'approccio è lo stesso usato da Amazon per il suo servizio Cloud Drive.
Per il momemento Google Music è in beta solo per gli USA

Al momento però Google ha lanciato questo servizio senza ottenere un riconoscimento da parte delle major del disco, che non vedono di buon occhio l'iniziativa.

E qui ci sta bene la notizia che il creatore di LimeWire, il client p2p in passato molto usato, ha raggiunto un accordo extragiudiziario con le major per chiudere il processo a lui intentato: pagherà 105 milioni di dollari per aver favorito lo scambio illegale di musica. Nei mesi scorsi il sito aveva già definitivamente chiuso i battenti.

Come cambiano le cose: 10 anni fa degli sconosciuti (vedi anche Napster) hanno inventato dei sistemi per rendere ubiqua la musica e ne hanno pagato le conseguenze. Oggi i big del web possono permettersi di ignorare le major per offrire un servizio che virtualizza la nostra collezione musicale.

Fonti: PC prof, Post, Fact.

lunedì 9 maggio 2011

Cresce il mercato digitale USA, ma non abbastanza

Visti gli ultimi dati della RIAA riguardo il mercato discografico nordamericano si nota come la crescita delle vendite in formato digitale non riesca ancora ad arginare le perdite di quelle fisiche.
Rspetto al 2009, nel 2010 i CD calano del 21% in valore; solo gli album su vinile si salvano con una crescita del 26% in volume e del 44% in valore. In totale sul fisico c'è una perdita del 20%.

Sul fronte digitale invece il 2010 ha visto un incremento del 10% in valore per singoli e album, mentre le vendite via cellulare (suonerie per lo più) sono calate del 28%. E non bastano le nuove sottoscrizioni di abbonamenti mobili (passati da 1,2 a 1,5 milioni) a invertire la tendenza perché in valore c'è un calo del 6% circa.

Il totale del digitale è di circa 3,2 miliardi di dollari, mentre il fisico arriva a 3,6 per un totale di 6,8 in calo dell'11% rispetto al 2009.

Mi pare quindi che ci sia poco da stare allegri, dato che i cd non si vendono più e che gli mp3 stanno rallentando la crescita.
Per fortuna gli artisti hanno altre entrate su cui fare affidamento.

via PI

martedì 18 gennaio 2011

Sony decrementa la produzione di CD

Per ricollegarsi al post di ieri in cui ho parlato delle vendite in UK dove i CD calano vistosamente a tutto vantaggio degli mp3, balza agli occhi la notizia (vedi PI) che la Sony ha deciso di chiudere il suo stabilimento del New Jersey che produce CD.
Questo stabilimento produceva già vinili e poi era passato ai CD raggiungendo un picco massimo di 18 milioni di CD prodotti al mese. Con la fine di marzo interromperà la produzione.
Conto alla rovescia per i CD...

lunedì 17 gennaio 2011

In UK nel 2010 calano le vendite ma sale il digitale

Stando ai dati riportati dalla BPI, British Recorded Music Industry (omologa della FIMI italiana), raccolti dalla Official Chart Company, anche nel 2010 le vendite di album in UK sono calate (-7%), trend che non s'inverte da una decina d'anni.
Invece le vendite di singoli sono aumentate del 5,9% grazie al traino del digitale, facendo segnare il record assoluto con ben 162 milioni di singoli. Di questi il 98% sono tracce digitali e solo 1,9 milioni sono CD (non si parla di vinile).
Ma anche fra gli album la differenza la fa il digitale che cresce del 30% a 21 milioni di dischi, mentre i CD calano da 112 a 98 milioni.
L'album più venduto è stato Progress dei Take That con 1,8 milioni di copie, ma notevoli performance di Plan B e Florence + The Machine che si piazzano al 5° e 8° posto.
Il singolo più venduto invece è stato Love The Way You Lie di Eminem con Rihanna.

Dopo i numeri qualche commento.
Di sicuro il passaggio al digitale è completo per i singoli e da qui a un paio d'anni lo sarà anche per gli album, considerando anche che il concetto di album regge sempre meno.
Dove l'offerta digitale si è attrezzata i risultati si sono visti con un continuo incremento delle vendite (a cui non corrisponde un aumento di fatturato perché un mp3 costa meno).
Non ritengo che le vendite di album siano minate dai download illegali in quanto i singoli aumentano le vendite anche se si può scaricare una singola canzone in due minuti partendo da un motore di ricerca. Quello che cambia è il modo di fruire della musica: mi piace un pezzo, vado su uno store online e lo compro in meno di 2 minuti (il tempo per trovare l'mp3 pirata).

mercoledì 12 gennaio 2011

La scomparsa del rock

Un articolo del Guardian (citato anche da ilPost) analizza la classifica dei brani più venduti in UK nel 2010, mettendo l'accento sul fatto che nei primi 100 solo 3 fanno parte della categoria rock, il numero minimo della storia (nel 2009 erano stati 13).
La classifica se la spartiscono hip-hop/r'n'b con 47 brani e pop con 40, mentre la dance ne piazza 10 nei primi 100.
Va meglio con gli album dove il rock conta 27 posizioni su 100.

Ma quali sono i tre singoli rock?
'Don't Stop Believin'' dei Journey, pezzo del 1981 che è stato ripreso da uno show televisivo
'Hey Soul Sister' dei Train, non il massimo del rock
'Dog Days are Over' di Florence + The Machine che non avrei mai catalogato come rock

Insomma sembrerebbe che il rock stia vivendo il suo periodo peggiore, almeno dal punto di vista delle vendite.
Forse i gusti sono cambiati?
Più che altro si investe su un tipo di prodotto più facile da commerciare, tipo X-Factor e compagnia bella. E le case discografiche non hanno più tempo per crescere un talento, cercano piuttosto i successi istantanei per monetizzare.
Infatti nomi nuovi nel mondo del rock non se ne sentono e sono sempre i soliti a incassare. Vedi Bon Jovi che ha guadagnato 200 milioni di dollari con i concerti del 2010.

E chi guadagna nei confronti del rock? I dati non sono riportati dal Guardian, ma ipotizzo che la dance abbia fatto un bel passo in avanti.

martedì 27 luglio 2010

Crescono le vendite di CD in Italia

Incredibile ma vero!
Nonostante il dilagare della pirateria tanto accusata di ridurre le vendite, nei primi 6 mesi dell'anno le vendite di CD sono aumentate rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.
Secondo quanto riporta FIMI, il fatturato dei CD è cresciuto del 9% dopo 11 anni di segno negativo.
Inoltre il download è cresciuto del 34%, lo streaming del 38% e i servizi in abbonamento del 120%.
In totale l'incremento è del 7,7% (primo semestre 2010 su primo semestre 2009).

Cosa sarà successo? IMHO quando si comincia ad andare incontro agli utenti i risultati si vedono.
I consumatori vogliono CD a prezzo basso e mp3. Dategleli e le vendite aumenteranno.

In questi dati immagino non ci siano i soldi spesi dal sottoscritto interamente su siti esteri. E quanti altri comprano all'estero!

venerdì 16 luglio 2010

L'anti-pirateria è un business in perdita

Come riporta Punto Informatico il costo della lotta alla pirateria supportato dalla RIAA (Recording Industry Associacion of America) è molto superiore a quanto effettivamente le azioni legali intraprese sono riuscite a recuperare.
Il costo degli avvocati per le cause contro il mancato rispetto del copyright nel 2006 è stato di 19 milioni di dollari (+ altri 3,6 per operazioni investigative) a fronte di 455.000$ recuperati. Nel 2007 la RIAA ha speso 21 milioni (+ 3,5) riuscendo a recuperare 515.000$. Nel 2008 si arriva a una cifra di 17 milioni per recuperarne 391 mila.
In totale quindi sono stati spesi circa 64 milioni di dollari ma i risultati sono stati molto scarsi, perchè le somme recuperate sono poco superiori al milione di dollari.

Le case discografiche non riuscendo più a difendere il loro business si sono lanciate a contrastare chi secondo loro non rispetta il copyright, ma anche questo è un business in perdita.

mercoledì 21 aprile 2010

Il modo migliore per guadagnare è vendersi i cd autoprodotti

Guardando il grafico qui sotto, per vivere (o sopravvivere) vendendo le proprie produzione musicali in USA sarebbero sufficienti 150 cd autoprodotti al mese, mentre affidandosi alle major ne servirebbero almeno 10 volte tanto.
Appoggiandosi ai music store online (come iTunes o Amazon) si deve arrivare a 12 mila tracce singole.
Infine con i servizi di streaming (Rhapsody, Last.fm, Spotify) si devono raggiungere milioni di ascolti.



via Quinta

sabato 12 dicembre 2009

Superato in UK il record di vendite di single

Riprendo un post di Quintarelli, sempre attento ai presunti segni di crisi delle major del disco.
Come scritto in un articolo del Guardian:
"This year is the most successful in the UK's history for singles sales. More than 117m have been sold – comfortably beating the previous record of 115.1m, set in 2008. And this is with Christmas to come."

In pratica, alla faccia dei pirati che ammazzano la musica, quest'anno in UK si sono venduti già più singoli dello scorso anno (ad un mese dal Natale, periodo migliore per la vendita di cd), battendo così il record dello scorso anno.

Sarà probabilmente dovuto al fatto che è molto più facile vendere i singoli in formato digitale, ma perché se è possibile scaricarli gratis nei mille modi che la rete offre le vendite aumentano?
Siamo sempre in attesa di una risposta.

martedì 3 novembre 2009

Illegal downloaders spend the most on music

"People who illegally download music from the internet also spend more money on music than anyone else".
Quello che emerge da una inchiesta fatta in UK su un campione di 1000 persone fra i 16 e i 50 anni è che la circolazione di musica illegale sul web e sulle reti p2p favorisce l'acquisto di musica legale.
L'inchiesta rivela che il 10% degli intervistati scarica musica illegale, ma questi stessi 'pirati' sependono il in 75% più dell'utente medio inglese (77 pound contro 44).

Questa evidenza si ritrova sempre più spesso negli studi fatti negli ultimi anni. Io sono concorde, mi sembra che il web dia la possibilità di ascoltare e scoprire molta più musica rispetto al decennio precedente, così gli appassionati sono più stimolati a comprare quello che di valido sono riusciti a trovare ed ascoltare.

I commenti in proposito sono però discordi.
C'è chi non ritiene affidabile il campione di 1000 interviste. Chi sostiene che il download illegale è reato e non si deve fare a priori. Chi ritiene le battaglie delle Major contro il p2p un tirarsi la zappa sui piedi. Chi difende il copyright e gli artisti. Chi considera il prezzo dei cd troppo alto (io le ultime uscite le pago 11€ consegnate a casa e poi c'è iTunes).
Ognuno dice la sua, voi che dite?

Nell'intervista viene anche chiesto a chi scarica illegalmente come si comporterà di fronte all'iniziativa del governo britannico di disconettere chi viene beccato (3 botte e via). Il 61% dichiara di voler smettere di scaricare di fronte a questa eventualità.

via LDB

lunedì 12 ottobre 2009

Crisi della musica, la SIAE aumenta il fatturato

Guido Scorza pubblica alcuni dati sul conto economico della SIAE relativi al 2008.
Il dato principale è che il fatturato è stato di 671 milioni di euro, con un aumento del 5,7% rispetto al 2007.
I maggiori ricavi arrivano dalla musica che porta ben 470 milioni, 21 in più dell'anno precedente.
62 milioni arrivano dal multimedia e altri 61 dall'equo conpenso (calati del 13%).

Resta sempre da capire perché si continui a lamentare un grosso danno derivante dalla pirateria quando i ricavi aumentano. La presunta pirateria ha effetti negativi o positivi? Da questi dati si direbbe positivi.
Immagino però che la SIAE non sia d'accordo e direbbe invece che è cresciuta solo del 5% invece che del 50.

Notare infine i costi: 187 milioni di euro!!! Forse è qui che si portebbe risparmiare un po' per poter distribuire qualcosa a tutti gli artisti iscritti che non ricevono nulla dalla SIAE.

mercoledì 23 settembre 2009

Musica sempre più liquida

Uno dei motivi principali dei miei viaggi a Londra è quello di andare alla ricerca di musica, girare tutti gli store grandi o piccoli, di nuovo o usato, generici o specializzati.
La settimana scorsa mi son reso conto di come la divertente attività di ricerca avrà vita molto breve.
Parlare di questi tempi della sparizione dei negozi di musica tangibile (cd e vinile) è scontato , ma per lo meno in questi anni Londra è stata in grado di soddisfare il mio impulso musicale.
Ogni volta che ci torno la situazione peggiora, ormai il processo è irreversibile. Nel corso degli anni ho visto chiudere megastore come Tower Records, altri passare di mano per poi chiudere a loro volta (ora c'è un negozio di abbigliamento dove c'era la Virgin di Oxford Street), chiudere negozi specializzati e seller low cost di cd (ce n'era più d'uno in Berwick Street).
Non solo, nei megastore rimasti lo spazio dedicato alla musica si è progressivamente ridotto a vantaggio dei DVD prima e dei giochi poi, che rendono molto di più.
Londra rimane sempre il miglior posto dove cercare e acquistare musica (alcuni fidati baluardi storici resistono) ma mi sto convincendo che la mia percentuale di acquisti online (siano essi fisici o liquidi) andrà velocemente verso il 100%.

mercoledì 2 settembre 2009

Altri dati confermano: chi usa il p2p compra più musica

Quintarelli segnala questo post su Telcoeye che presenta uno studio di Frank N. Magid Associates (fonte qua) in base al quale gli utenti di Vuze (un client BitTorrent) spendono più soldi nei media tradizionali e nell'entertainment.

Nel grafico a fianco (riguardante gli acquisti di elettronica) notare come gli utilizzatori di Vuze siano molto più propensi a spendere per comprarsi un bell'impianto con TV e Home theater o media-centre PC.

Ma non solo, dallo studio si evince che vanno al cinema il 34% delle volte in più, comprano il 34% di DVD in più, affittano il 24% di film in più rispetto agli altri utenti internet.

Il p2p fa così male come vogliono farci credere?

giovedì 30 luglio 2009

Buone notizie per la musica inglese

Queste notizie mi stimolano ;)

C'è un bel rapporto commissionato dalla PRS Music (che raggruppa autori, compositori ed editori inglesi) e realizzato da Will Page and Chris Carey che dice sostanzialmente una cosa: nel 2008 il settore musicale in UK ha incassato 3,6 miliardi di sterline con un incremento del 4,7% rispetto al 2007.
Se volete andatevi anche voi a leggere il rapporto con tutti i dati e le considerazioni degli autori.

Io dico solo che sarebbe ora di finirla di farsi prendere in giro da case discografiche e cantanti che continuano a piangere perchè i dischi non si vendono a causa dei pirati.
Ma se incassate più soldi di cosa vi lamentate???

via Quinta e PI

mercoledì 18 febbraio 2009

La pirateria non è un problema

Molto interessante l'articolo firmato da Leonardo Maccari su PI riguardo il presunto danno della pirateria all'industria musicale in particolare e dell'intrattenimento in generale.
Andando a leggere i dati riportati nella ricerca "L'industria della comunicazione in Italia" si nota che nel complesso i ricavi sono sempre aumentati negli ultimi anni (quasi raddoppiati fra 96 e 2006). Nonostante il download illegale.

Ci sono però luci e ombre. Se i videogiochi sono diventati una parte importante e i mobile content sono esplosi, la musica è leggermente calata.
In pratica i nuovi media hanno sottratto quote ai dischi.
Per quanto rigurda i video, cinema e homevideo mantengono le posizioni mentre la pay tv è il nuovo protagonista (ricordo che tutti i dati si riferiscono all'Italia).

Quindi nonostante le continue denunce di pirateria da parte delle major o il fatto che l'Italia sia il paese con più pirati, l'industria del divertimento guadagna sempre più. Se consideriamo il cinema, non si capiscono proprio uscite come quella di Luc Besson, che accusa host, provider, Google e inserzionisti di lucrare sulla pirateria: quanto guadagnano in più dalle pay tv che prima non esistevano?

Riguardo al danno causato da chi scarica illegalmente, in questa intervista Giandomenico Celata (docente della Sapienza) afferma che solo nel 20% dei casi il downloading illegale provoca un mancato acquisto; che la maggior parte dell'illegalità è in aree dove il mercato legale non arriva (Cina per esempio); che la vendita di DVD agli angoli delle strade è molto diffusa; che vengono rubati i master dei film prima ancora dell’uscita nelle sale.
E, come già scritto sul blog, la pirateria online per una parte sottrae acquirenti ma, dall’altro, ha un effetto promozionale.


PS: questo blog non è schierato dalla parte dei pirati, ma vuole promuovere la musica e invita ad acquistare quella che più vi piace - elettronica spero ;)

lunedì 16 febbraio 2009

Beatport e il mercato della musica digitale

Ho trovato interessante leggere le risposte agli utenti di Beatport date dal suo CEO e fondatore Jonas Temple.
Vi invito a leggerle se anche voi lo usate o siete acquirenti di musica digitale.

Alcuni passaggi interessanti:
- Comprare tracce digitali online non dà le stesse sensazioni di essere in negozio, cercare fra i tanti vinili presenti, ascoltarli, avere i consigli del negoziante.
- Un problema dell'acquisto online è il filtro imposto dalle varie licenze nazionali. Nel mondo reale in effetti la distribuzione segue regole nazionali (anche se gli import sono sempre esistiti) mentre è strano non poter comprare tracce digitali online a causa di retrizioni territoriali.
- In futuro avremo forse la possibilità di avere tutti i file acquistati online senza doverli portare in giro per il mondo, basta collegarsi.
- Beatport non vuole competere con iTunes, è un servizio diverso, rivolto a un pubblico diverso, con un prezzo diverso. Ed è sempre stato drm free.
- Nonostante la possibilità di pubblicare direttamente i dischi, Beatport non intrattiene rapporti diretti con gli artisti, ma passa dalle etichette, rispettando giustamente i ruoli.

giovedì 12 febbraio 2009

Estensione del copyright a 95 anni ?

Riprendo dal blog di Stefano.
siamo alle solite...

The idea is basically to keep a lot of music recorded in the 60s from entering the public domain, and therefore enable catalog owners to keep making money longer. Many experts and activists believe that wouldn’t really favor anyone apart from the largest rights holders (i.e. the majors) and a handful of big artists.

Per capire cosa ci aspetta da questa estensione guardatevi il video preparato dall' OpenRightsGroup.

venerdì 9 gennaio 2009

Crollano i CD crescono i vinili

Non posso che condividere quanto scritto da Luca Castelli su La Stampa o da Stefano Quintarelli riguardo le vendite di musica del 2008.
Si vendono sempre meno CD, dal 2000 il loro numero è dimezzato, ma cresce sempre più il mercato digitale (anche se non sembra controbilanciare le vendite di CD) e incredibilmente i vinili fanno registrare un +89% ritornando ai livelli del '91.
Ci aspetta quindi un modo fatto di mp3 e vinili?
Effettivamente scomparse le cassette e i minidisc, mai affermati supporti quali SACD o DVD audio, se il CD non tira più, rimangono solo questi due.
I primi per la facilità di fruizione, dall'acquisto all'ascolto in movimento. I secondi più per collezionisti o dj puristi. Di sicuro con prezzi 3-4-5 volte superiori (per un singolo) il vinile resta una scelta per pochi.
Personalmente acquisto ancora molti CD, sarà perché in macchina non ho il lettore mp3 o perché non uso software per mixare. Cmq se il prezzo è ragionevole compro CD.
Di vinili forse ne compro un po' meno, cerco un'alternativa digitale, ma rimangono il mio formato preferito.