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mercoledì 28 luglio 2010

Accordo fra SIAE e Youtube

La notizia del giorno, riportata da tutti i giornali, è l'accordo stipulato fra SIAE e Youtube per remunerare gli artisti in base al numero di loro video che vengono visti sulla piattaforma di condivisione di contenuti di Google.
La licenza ha una durata di tre anni, fino al 31 dicembre 2012. Come risultato dell’accordo, autori, compositori ed editori musicali rappresentati da SIAE saranno ricompensati quando viene utilizzata la loro musica.

Dice Manlio Mallia di SIAE: Questo accordo segna un momento importante nell’attività di tutela svolta dalla SIAE, con l’obiettivo di assicurare agli autori e agli editori un compenso che tenga conto dell’intensità di utilizzo delle loro opere su una piattaforma molto popolare, che costituisce oggi uno dei principali veicoli di diffusione e di valorizzazione del repertorio musicale.

Christophe Muller di Youtube: Abbiamo dedicato grande attenzione ad instaurare relazioni che permettano agli utenti di YouTube di godere della loro musica preferita e scoprirne di nuova sulla piattaforma. Siamo davvero molto soddisfatti di aver raggiunto un accordo con SIAE, che aiuta gli artisti rappresentati a guadagnare e può consentire a nuovi talenti musicali di emergere.

Dico io: era ora che si trovasse un accordo, così gli artisti sono liberi di caricare la musica su Youtube e di farla condividere dagli utenti. Inoltre se funziona come pare di capire, per ogni video visto l'artista prende un millesimo di euro, che dopo un po' possono diventare qualche centinaio di euro.
Spero proprio che la SIAE non prenda tutto quello che gli deve Youtube per spartirlo alla vecchia maniera e quindi ai soliti noti. Infatti si parla anche di minimo garantito per la SIAE, il che puzza di soldi che decide la SIAE come usare.

Ma anche dall'altro lato, Google ha dovuto cedere. La popolarità di YT è dovuta molto alla presenza di video musicali non autorizzati, prima o poi gli avrebbero rotto le scatole per avere una fetta della torta.

lunedì 26 luglio 2010

L'inefficienza della SIAE costa 13,5 milioni di euro all'anno

Uno studio dell'Istituto Leoni dimostra che la nostra amata SIAE è costosa e inefficiente in quanto gestisce i diritti in regime di monopolio. Da leggere.

In molti paesi europei invece la gestione dei diritti d’autore è gestita in regime di libera concorrenza.
L’ostinazione con cui il legislatore nazionale continua a voler preservare il monopolio pubblico legale nel settore dei servizi di intermediazione si scontra con i dati che emergono dal confronto tra le performance registrate dal modello britannico del mercato aperto e dal regime di esclusiva italiano.
Il rapporto tra i costi operativi e i diritti raccolti è nettamente più alto in Italia, rispetto ai dati rilevati nel Regno Unito. La minor efficienza della SIAE costa agli autori, ai discografici e ai fruitori di opere musicali protette 13,5 milioni di euro all’anno.
Le collecting society inglesi, inoltre, consentono un più facile accesso al mercato a giovani e non professionisti, tanto che spesso non esigono alcuna tassa di iscrizione.

via Quinta

mercoledì 3 marzo 2010

Ancora sull'equo compenso

Ritorno sulla questione dell'equo compenso esteso con il decreto Bondi contro il quale si è mossa Altroconsumo attraverso una denuncia per aiuto di stato e abuso di posizione dominante.
A questa denuncia hanno risposto otto asociazioni di autori ed editori musicali. Una bella analisi della situazione è stata fatta da Guido Scorza.
Per chi non ha voglia di leggersi tutto il post di Scorza, faccio un'ulteriore riassunto elencando alcune delle posizioni sostenute da queste associazioni di autori/editori:

- l'equo compenso è solo un rimborso simbolico ma di ben 100 milioni l'anno

- l'equo compenso non è una tassa ma un risarcimento per mancata vendita dell'opera però assomiglia molto a una tassa

- i proventi non vanno ad ingrassare le casse della SIAE che ci costa solo qualche milione l'anno

- il decreto impone il pagamento del compenso per copia privata a chi importa o fabbrica, allo scopo di trarne profitto, apparecchi atti alla registrazione e alla duplicazione di opere protette dalla legge sul diritto d’autore ma la direttiva europea non lo prevede esplicitamente

- i consumatori si lamentano per l'equo compenso ma spendono 700 euro per l'iphone... saranno anche fatti miei, però se sull'hard disk ci metto le mie foto i soldi ve li prendete lo stesso

- riteniamo doveroso avvertire che sarà ingiustificato ogni aumento superiore a 0,22 € sui CD-R... stica** solo 22 cent su un prodotto che costa 28 cent

Tralascio la parte in cui viene platealmente attaccata Altroconsumo che cerca di difendere i consumatori.

martedì 19 gennaio 2010

L'equo aiuto alla SIAE

La notizia sta circolando da qualche giorno, qui si era invitato il Ministro Bondi a non firmare la legge, ma la frittata è fatta, l'equo compenso è stato esteso a qualsiasi dispositivo che in qualche modo permette di memorizzare contenuti protetti da copyright.

Chiariamo i termini della legge:
viene garantito un equo compenso ai titolari dei diritti per la copia privata che è concessa a chi compra un'opera protetta da diritto d'autore.
In pratica se volete fare una copia di backup di un film regolarmente acquistato su un dvd oppure riversare l'ultimo album comprato in cd sul vostro lettore mp3 (cosa permessa dalla legge) lo Stato riconosce ai legittimi autori un compenso per questa copia.

Dietro c'è ovviamente la relazione 'se compri un cd vergine è per copiarci un album scaricato illegalmente', quindi devi pagare anche per quello.
Non solo ma i soldi raccolti vanno tutti alla SIAE, che sappiamo avere spese di gestione allucinanti e garantire un compenso che permette di vivere solo a pochi artisti.

Il fatto è che ora ci sarà una tassa su tutti (o quasi) i dispositivi elettronici. PC, cellulari, chiavette USB, memorie SD, lettori MP3, ecc ecc e per alcuni di essi il balzello è abbastanza rilevante.

Arriviamo all'assurdo, attenzione!
Compro un PC, pago la SIAE.
Compro un brano in formato digitale usando quel PC, pago la SIAE.
Copio il brano su un CD vergine, pago la SIAE.
Inserisco il brano nella lista per dj, pago la SIAE.
PAGO QUATTRO VOLTE LA SIAE PER SUONARE UN PEZZO IN DISCO!!!
E i miei soldi se li beccano i Pooh!!! :D :D

Come si fa a dire che vengono tutelati i diritti degli artisti?

Fra i vari commenti che si leggono in giro Quintarelli arriva a dire che ormai si può scaricare tutto illegalemte e sbattersene, tanto la SIAE i soldi li prende lo stesso.
E rincara la dose dicendo che con questa tassa molte più persone si riforniranno all'estero dove questa tassa non c'è mettendo ulteriormente in crisi le aziende italiane del settore, con una perdita di posti di lavoro paragonabile al numero di artisti che vive con la SIAE.

Guido Scorza fa un altro esempio assurdo
Stavo, d’altro canto, riflettendo su una circostanza curiosa: immaginate che nel 2010, in Italia, non si producesse, commercializzasse, utilizzasse nessun opera audiovisiva.
A leggere il decreto Bondi, il risultato, sarebbe che SIAE avrebbe, comunque, titolo per incassare (ovviamente in vista della ripartizione agli aventi diritto) circa 300 milioni di euro…
Messa così ha davvero ragione SIAE: il c.d. equo compenso non è una tassa ma, piuttosto, un aiuto di Stato ad un comparto industriale che, evidentemente, viene ritenuto in crisi.

La pirateria va combattuta ma ci sono due categorie che finiscono col pagare troppo.
Chi usa i supporti digitali per scopi privati (i filimini delle vacanze) o commerciali (backup aziendali) e quindi non fanno uso della copia privata.
Chi compra una canzone regolarmente e paga n volte la SIAE per usare la stessa canzone in ambiti diversi (casa, auto, lettore mp3, discoteca, ecc).

Cara SIAE comincia a devolvere sti 300 milioni a chi ha bisogno: mandali ad Haiti!

mercoledì 13 gennaio 2010

La SIAE è favorevole a spiare gli utenti

Riporto questa news bloggata da Quintarelli
Il pensiero va subito al caso Peppermint, già trattato su questo blog

(ANSA) - ROMA, 13 GEN - Se il tribunale di Roma accoglierà le richieste della Fapav, fatte proprie dalla Siae, “si aprirà un agevole solco processuale che sarà seguito certamente da tutti gli enti tutori del diritto d’autore contro i grandi utilizzatori delle opere non accorti alla tutela dei diritti patrimoniali degli autori. Io mi auguro però che non si giunga ad una decisione giudiziale, ma che il buon senso induca gli attuali contendenti a sedersi intorno ad un tavolo comune per trovare una soluzione in grado di contemperare equamente i rispettivi interessi”. Lo nota il presidente della Siae Giorgio Assumma, che commenta la richiesta della Federazione Antipirateria (Fapav) la quale - con un procedimento su cui secondo quanto riporta oggi il Sole24 ore il Tribunale di Roma dovrà decidere venerdì - chiede a Telecom di fornire i nomi di chi scarica illegalmente, di oscurare l’accesso a siti famosi del peer to peer e anche di avvisare i pirati durante le loro scorrerie. Richieste che la Telecom, citando norme europee, respinge accusando a sua volta la Fapav di aver utilizzato programmi spia per monitorare i dowload illegali, violando la privacy degli utenti.

Mi trovo d'accordo con le domande che si pone Quintarelli
non vorrebbero anche gli indirizzi di casa?
chi fa l'elenco e decide quali sono i "siti famosi del peer to peer"?
come si fa ad "oscurarli"?
come fare ad avvisare "durante le scorrerie"? mandando un messo?
Quanto ci metterà il Garante della Privacy ad intervenire?
Infine: il Presidente della SIAE starà commettendo qualche illecito facendo apologia di chi spia illegalmente? :)

E' legittimo difendere nelle sedi competenti, secondo le leggi vigenti, i propri interessi.