giovedì 24 dicembre 2009

No all'estensione dell'equo compenso

E' di pochi giorni fa la notizia che il governo sta studiando una tassa da applicare su prodotti di elettronica i cui proventi vadano alla SIAE. In pratica si vorrebbe estendere il concetto di equo compenso, per cui se compri un cellulare e lo usi per ascoltare la musica, devi riconoscere dei soldi agli artisti.
Già ora questa tassa si applica ai supporti di registrazione quali cd e dvd dando per scontato che chi li usa lo fa per copiare musica o film scaricati in modo illegale.
Il motivo alla base non è però che quei poveracci iscritti alla SIAE soffrono la crisi più di noi (intendo quei pochi che con la SIAE ci guadagnano, e molto), ma perché la SIAE è gestita male e perde soldi, dunque si deve ripianare il bilancio. Con questa nuova eventuale tassa si potrebbero avere entrate per 200 milioni, da aggiungere ai 70 che già arrivano dai supporti vergini.

La SIAE ribatte che questo compenso è sacrosanto e deve coprire tutti i dispositivi che in qualche modo permettono di riprodurre la musica, come avviene nel resto d'Europa. Sostiene poi che dovrebbero essere i produttori stessi a pagare gli artisti e non i consumatori che già hanno pagato i contenuti!!!
Cioè cara Apple tu vuoi vendere l'iPod per far ascoltare la musica che la gente compra su iTunes? E allora mi devi pagare, non bastano i diritti che già si pagano sui download.

Supporto dunque l'invito di Marco Pierani al Ministro dei Beni Culturali di non firmare il decreto per l'istituzione di tale compenso.
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