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mercoledì 13 gennaio 2010

La SIAE è favorevole a spiare gli utenti

Riporto questa news bloggata da Quintarelli
Il pensiero va subito al caso Peppermint, già trattato su questo blog

(ANSA) - ROMA, 13 GEN - Se il tribunale di Roma accoglierà le richieste della Fapav, fatte proprie dalla Siae, “si aprirà un agevole solco processuale che sarà seguito certamente da tutti gli enti tutori del diritto d’autore contro i grandi utilizzatori delle opere non accorti alla tutela dei diritti patrimoniali degli autori. Io mi auguro però che non si giunga ad una decisione giudiziale, ma che il buon senso induca gli attuali contendenti a sedersi intorno ad un tavolo comune per trovare una soluzione in grado di contemperare equamente i rispettivi interessi”. Lo nota il presidente della Siae Giorgio Assumma, che commenta la richiesta della Federazione Antipirateria (Fapav) la quale - con un procedimento su cui secondo quanto riporta oggi il Sole24 ore il Tribunale di Roma dovrà decidere venerdì - chiede a Telecom di fornire i nomi di chi scarica illegalmente, di oscurare l’accesso a siti famosi del peer to peer e anche di avvisare i pirati durante le loro scorrerie. Richieste che la Telecom, citando norme europee, respinge accusando a sua volta la Fapav di aver utilizzato programmi spia per monitorare i dowload illegali, violando la privacy degli utenti.

Mi trovo d'accordo con le domande che si pone Quintarelli
non vorrebbero anche gli indirizzi di casa?
chi fa l'elenco e decide quali sono i "siti famosi del peer to peer"?
come si fa ad "oscurarli"?
come fare ad avvisare "durante le scorrerie"? mandando un messo?
Quanto ci metterà il Garante della Privacy ad intervenire?
Infine: il Presidente della SIAE starà commettendo qualche illecito facendo apologia di chi spia illegalmente? :)

E' legittimo difendere nelle sedi competenti, secondo le leggi vigenti, i propri interessi.

giovedì 13 marzo 2008

Il Garante conferma: illecito spiare

L'ultima parola è stata detta sul caso Peppermint.
Finalmente il Garante si è espresso in merito giudicando illecita l'azione compiuta dalla Logistep, società svizzera incaricata dalla Peppermint Jam di scovare utenti di reti p2p che scaricavano musica di cui detiene i diritti.
Qui trovate il comunicato ufficiale del Garante della Privacy: "Le società private non possono svolgere attività di monitoraggio sistematico per individuare gli utenti che si scambiano file musicali o giochi su Internet."
Questo non significa che si possono scambiare file musicali protetti da copyright, la condivisione di questi contenuti è illegale.
Allo stesso modo è illegale scandagliare la rete alla ricerca di potenziali violatori del copyright.
Fine.

venerdì 20 luglio 2007

La Corte Europea protegge l'identità di chi usa il p2p

Importante update riguardo le vicende simil Peppermint: sul Times compare una dichiarazione dell'avvocato generale Juliane Kokott la quale afferma
'Copyright groups may not be able to demand that telecom companies hand over the details of people they suspect of swapping illegal music downloads'.
Non si possono chiedere alle compagnie telefoniche i dati personali di chi condivide/scarica musica. Speriamo che questo concetto, legato a una sentenza spagnola che vedeva coinvolta Telefonica, passi anche in Italia.

mercoledì 18 luglio 2007

Peppermint Stop

Come si può leggere su PI e su SantaPepper il Tribunale di Roma ha respinto il ricorso della Peppermint Jam con il quale chiedeva i nomi degli utenti di programmi p2p che, in base ai dati raccolti dalla Logistep, avrebbero condiviso brani di cui detiene la licenza.
E' bene sottolineare che questo provvedimento riguarda solo le nuove richieste, ma lascia immutata la situazone per chi aveva già ricevuto la lettera di invito a pagare per sistemare le cose. In precedenza infatti il Tribunale di Roma aveva autorizzato a fornire i nomi degli utenti legati agli indirizzi IP intercettati.
Sembra quindi che non sia ammesso scandagliare la rete alla ricerca di ladri di musica, spiando non solo loro ma anche tutti coloro che operano legalmente e raccogliendo informazioni in barba alla privacy.
La questione cmq non è chiusa, staremo a vedere.

lunedì 21 maggio 2007

Si patteggia con la Peppermint Jam?

L'altra sera un'amica convolta nell'affaire Peppermint mi ha detto che solo una sessantina dei 3636 utenti coinvolti ha deciso di opporsi alle minacce dell'etichetta tedesca e non pagare. Lei invece ha trovato una strada diversa: il patteggiamento. In pratica lo studio legale della Pepperimint ha concesso di ridurre la sanzione da 330 a 200 euro per chiudere la pratica.
Sinceramente non riesco a capire come si possa patteggiare di fronte ad una minaccia, ma tutta la vicenda si è sviluppata in modo strano.
In attesa delle mosse del garante non so se conviene pagare, anche se la cifra si è ridotta.
Aspettiamo aggiornamenti.