lunedì 13 giugno 2011

Difficoltà per i festival italiani

Torno a farmi vivo per parlare un po' di festival...

In questi giorni sono apparsi diversi commenti alla notizia che il più importante festival musicale d'Italia (l'Heineken) abbia ridimensionato di molto il numero di presenze, tanto da mettere in discussione le prossime edizioni. Tutto parte dall'intervista su Repubblica all'organizzatore Roberto de Luca che imputa la colpa "alla poca abitudine del pubblico italiano a vivere la dimensione del festival, dall'altro la crisi economica e discografica, che genera introiti inferiori per tutto il comparto".

Luca Castelli fa un impietoso confronto con il Primavera di Barcellona, sottolineando come in Italia si punti molto sul singolo nome di cartello per attirare i suoi fan, mentre all'estero è il nome del festival ad attrarre il pubblico e non chi suonerà. Perché all'estero chi ci va (anche dall'Italia) sa che troverà la musica e l'atmosfera che va cercando, mentre qui si va per il miticoblasco (nome a caso) e il resto non importa per niente. Cioè in Italia si organizzano eventi non diretti ai festival goers ma ai fan di tizio o caio.

Allo stesso modo Fabio de Luca cita il Primavera per sottolineare come anche in Italia ci sia un pubblico da festival disposto anche ad andare all'estero, ma forse manca in Italia un'offerta all'altezza.

Anche Dj Mag dà il suo importante contributo: "A nostro avviso l’ Italia non sembra essere un paese adatto ai festival non perché manchino le idee e la buona volontà,ma perché non si è ancora riusciti a creare una cultura per questo genere di eventi che sono considerati estremamente problematici e per questo rilegati alle porte delle grandi città."
Ricorda inoltre un altro caso tipico italiano, il MUV di Firenze saltato all'ultimo momento per problemi di agibilità della location, la cui responsabilità è da ricondurre al comune di Firenze.

Insomma anche da questo punto di vista l'Italia si rivela non all'altezza degli altri paesi. E non stiamo parlando solo di UK o Germania, ma anche di Spagna (dove ci sono parecchi importanti festival di successo e dove è migrato il Rototom), di Ungheria, di Serbia. Paesi in cui si dà la giusta importanza a questi eventi anche come promozione del turismo, in cui non sono visti come una rottura da sopportare, qualcosa per pochi giovincelli scalmanati.
Che poi il pubblico veramente amante dei festival sia piccolo (secondo me non siamo tanti) è problema relativo, all'estero è molto più grande e viaggia per tutta l'Europa. Ma in Italia ci viene?
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